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SENTENZA TRIBUNALE POTENZA 22.04.2015, N. 424

La sentenza n. 424/15 emanata dal Tribunale di Potenza (Giudice Unico designato dott. G. Lo Sardo) inerisce ad una fattispecie controversa di cessione di azienda, in cui non era stata fatta menzione espressa dell'immobile in cui la stessa risultava corrente. 

L'azienda veniva poi succesivamente ceduta ad un terzo cessionario, nei cui confronti agiva l'originario cedente, ritenendo che nella prima cessione di azienda non fosse ricompreso l'immobile. In particolare, se ne richiedeva il rilascio e il correlativo risarcimento dei danni.

Il Tribunale ha accolto la domanda attorea, ritenendo che, in mancanza di specificazione, l'immobile in cui è corrente un'azienda, non si presume compreso nel compendio aziendale trasferito. Tale conclusione era suffragata anche da una serie di evidenze probatorie, tra le quali  una dichiarazione successiva del cedente che riconosceva la disponibilità dell'immobile in capo alla cessionaria dell'azienda. In tale dichiarazione il giudice ravvisava un riconoscimento di concessione in comodato. 

La sentenza presenta interessanti spunti di riflessione teorica sull'occupazione sine titulo di un bene immobile. 

Vengono, in particolare, sottolineate puntualmente le differenze sostanziali fra la natura giuridica dell'azione di restituzione (avente carattere personale) e quella dell'azione di rivendicazione (avente carattere reale), con tutte le rilevanti conseguenze in tema di onere della prova.

Inoltre, ci si sofferma sulla natura giuridica del comodato, asserendo l'inapplicabilità ad esso dell'istituto della cessione del contratto ex art. 1406 c.c., cosicché non è possibile ipotizzare una successione particolare nel contratto di comodato di un bene immobile, qualora venga ceduta l'azienda corrente all'interno di esso. Pertanto, il cessionario dell'azienda che ne sia venuto nella disponibilità, risulterà occupante sine titulo.

Ancora, si ribadisce un rilevante principio in tema di risarcimento danni: in caso di occupazione sine titulo di un cespite immobiliare altrui, il pregiudizio subito dall'avente titolo è in re ipsa, discendendo dalla perdita di disponibilità del bene e dalla mancata percezione di un reddito immobiliare. Il pregiudizio si calcola commisurando il mancato guadagno al valore locativo del bene.

La sentenza è puntuale anche nel determinare i criteri matematici da adottare per il calcolo del danno patrimoniale, anche con riguardo alla rivalutazione monetaria.

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