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Regime patrimoniale tra coniugi

Prima di contattarci ti invitiamo a leggere le domande più frequenti poste dai visitatori

  1. Che cos’è la comunione legale dei beni?

    Si tratta del regime patrimoniale legale dei coniugi, cioè del regime che opera automaticamente per legge, in mancanza di una diversa scelta dei coniugi indirizzata espressamente verso la separazione dei beni.
    La caratteristica principale risiede nel fatto che i beni acquistati anche da un solo coniuge, automaticamente entrano nella comunione, a prescindere dall’intervento in atto dell’altro coniuge (cd. meccanismo del coacquisto automatico), divenendo di proprietà di entrambi i coniugi.
    Fanno eccezione gli acquisti di beni personali che non entrano in comunione, quali, per mero esempio, quelli a titolo di donazione o di successione ereditaria.

  2. Che cos’è la separazione dei beni?

    Si tratta del regime patrimoniale che le parti devono espressamente scegliere nell’atto di matrimonio oppure con una successiva convenzione matrimoniale (da stipulare nella forma dell’atto pubblico notarile).
    La caratteristica principale è costituita dall’indipendenza ed autonomia dei patrimoni dei coniugi. Ciò vuol dire, ad esempio, che gli acquisti arricchiscono solo il coniuge che interviene in atto, senza alcuna ripercussione nel patrimonio dell’altro coniuge.
    Giova sottolineare che se si passa dal regime della comunione a quello della separazione, i beni già acquistati in comunione dei beni, rimangono in comunione anche se cambia la natura giuridica, passando dalla “comunione legale” alla “comunione ordinaria”; quindi, l’efficacia della scelta della separazione, in tal caso, è limitata agli acquisti futuri.
    Se si passa dalla separazione alla comunione, allo stesso modo, i beni precedentemente acquistati rimangono nel patrimonio del coniuge che li ha acquistati, mentre la caduta in comunione riguarda solo gli acquisti futuri.

  3. Quali sono i diritti successori del coniuge?

    Nel caso in cui uno dei coniugi deceda senza lasciare testamento, al coniuge superstite ed al figlio spetta la quota di un mezzo dell’eredità ciascuno; se i figli rimasti sono più di uno, l’eredità spetta per un terzo al coniuge e per due terzi ai figli in parti uguali tra loro.
    Qualora non vi siano figli, l’eredità spetta per due terzi al coniuge e per un terzo agli ascendenti e ai fratelli o sorelle del defunto, salvo il diritto degli ascendenti ad un quarto dell’eredità.
    In ogni caso, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.
    E’ opportuno ricordare che, se alcuni beni erano in comunione legale dei beni tra i coniugi, la quota spettante al coniuge superstite dovrà calcolarsi solo sulla metà e non sull’intero (ad esempio: Tizio muore lasciando la moglie Tizia e il figlio Caio; la casa di abitazione era in comunione legale dei beni. In tal caso in successione cade solo la metà della casa, quindi Tizia e Caio avranno diritto a un quarto ciascuno – un mezzo diviso due - considerando però che Tizia è già proprietaria della casa per un mezzo.
    Pertanto la casa spetterà a Tizia per tre quarti e a Caio per un quarto).
    Nel caso di separazione, il coniuge separato superstite vanta gli stessi diritti successori del coniuge non separato, purchè non gli sia stata addebitata la separazione; nel caso di addebito, infatti, il coniuge del defunto ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.
    Nell’ipotesi di divorzio, al coniuge divorziato a cui sia stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica degli alimenti, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità, tranne nel caso in cui il detto obbligo di prestazione degli alimenti sia stato adempiuto in unica soluzione. Il diritto all’assegno viene meno in caso di nuove nozze o qualora venga meno lo stato di bisogno.





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