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Separazione e Divorzio

Prima di contattarci ti invitiamo a leggere le domande più frequenti poste dai visitatori

  1. La separazione personale dei coniugi

    Il codice civile, agli artt. 150 e ss., contempla e disciplina la separazione legale dei coniugi, distinguendo tra separazione giudiziale e separazione consensuale. La distinzione si fonda sulla sussistenza, o meno, di un accordo tra i coniugi sulla separazione in sé e sulle sue modalità e condizioni (affidamento dei figli, assegnazione della casa familiare, misura dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge economicamente più debole, mantenimento della prole, etc.).
    La separazione dei coniugi non scioglie il vincolo matrimoniale e, quindi, non fa venir meno lo status giuridico di coniuge (effetti che saranno prodotti, eventualmente, dalla pronuncia di divorzio), ma fa cessare alcuni effetti propri del matrimonio, ad esempio, lo scioglimento della comunione legale, la cessazione degli obblighi di fedeltà e di coabitazione, mantenendo inalterati l’obbligo di contribuzione nell’interesse della famiglia, l’obbligo di contribuzione del coniuge più debole ed il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli.
    A differenza del divorzio, ha carattere transitorio giacché i suoi effetti possono venir meno in qualsiasi momento con la riconciliazione dei coniugi o col divorzio stesso, a meno che i coniugi non intendano mantenere lo status legale di separati.

  2. La separazione consensuale

    La separazione consensuale, come si è detto, presuppone un accordo tra i coniugi che esprima non solo la volontà di separarsi, ma anche l’intesa circa la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali, nonché circa l’affidamento dei figli.
    Il procedimento per la separazione ha inizio con il deposito del ricorso nella cancelleria del Tribunale competente. All’udienza fissata dinanzi al Presidente del Tribunale, i coniugi devono comparire personalmente per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Se gli accordi sono ritenuti equi e non pregiudizievoli per i coniugi e soprattutto per la prole, il tribunale dispone, con decreto, l’omologazione delle condizioni, così riconoscendo efficacia alla separazione.
    Le condizioni stabilite in sede di separazione consensuale potranno, comunque, essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutino la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

  3. La separazione giudiziale

    Si fa ricorso alla separazione giudiziale nel caso in cui non vi sia accordo tra i coniugi e non possa, pertanto, addivenirsi ad una separazione consensuale. La separazione giudiziale può essere quindi richiesta anche da uno solo dei due coniugi.
    In caso di separazione giudiziale è possibile richiedere l’addebito della separazione, cioè che venga accertato come i fatti che “rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave pregiudizio all’educazione della prole” siano stati determinati dalla violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, assistenza morale e materiale, cura della prole, etc.), imputabile ad uno dei coniugi. In particolare, ai fini dell’addebitabilità della separazione, è necesario accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo (ai doveri coniugali) di uno o entrambi i coniugi, e, quindi, se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza. Nel caso in cui sia riconosciuto l’addebito a carico di uno dei coniugi, questi non ha diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento e vede fortemente ridimensionati i suoi diritti successori nei confronti del coniuge deceduto.
    Depositato il ricorso, il Presidente del Tribunale fissa la data della prima udienza nel corso della quale i coniugi compaiono personalmente, con le stesse modalità della separazione consensuale. Anche per il caso di separazione giudiziale, il Presidente può, in questa fase, adottare i provvedimenti necessari ed urgenti a tutela del coniuge debole e della prole. Successivamente, il procedimento si svolge secondo le forme del rito ordinario ed il provvedimento emesso a conclusione ha la forma di sentenza.
    È pure riconosciuta la possibilità di dichiarare immediatamente la separazione tra i coniugi, con sentenza non definitiva all’esito della prima udienza, in modo da poter poi proseguire il procedimento per decidere solo gli aspetti controversi. Ciò permette di poter richiedere il divorzio anche prima dell’emissione della sentenza definitiva che statuisce e disciplina i rapporti tra marito e moglie.

    Qualora si inizi una separazione giudiziale questa, anche in corso di causa, può essere trasformata in separazione consensuale. Non può invece accadere il contrario, dovendosi in tal caso avviare una nuova procedura.
    Le condizioni stabilite in sede di separazione giudiziale potranno comunque essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutino la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

  4. La casa familiare

    Nell’assegnazione dell’abitazione familiare trova applicazione il principio della salvaguardia degli interessi superiori dei figli, che viene valutato prioritariamente anche rispetto agli interessi personali dei coniugi. L’abitazione familiare, quindi, viene assegnata generalmente al coniuge affidatario dei figli. Se non vi sono figli la giurisprudenza più recente esclude che il giudice possa disporre l’assegnazione della casa coniugale, questione invece rimessa alla volontà comune dei coniugi. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare cessa nel caso che l’assegnatario non abiti o non abiti stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento del Giudice con cui viene disposta l’assegnazione della casa coniugale può essere trascritto ai sensi dell’art. 2643 al fine di renderlo opponibile a terzi. Nel caso in cui l’abitazione familiare sia in locazione, al conduttore succede per legge l’ex coniuge assegnatario. Qualora non vi siano figli, salvo diverso accordo, la casa familiare non viene assegnata esclusivamente ad uno dei coniugi. In questo caso, se di proprietà comune, si potrà richiedere la divisione giudiziale dell’immobile, se di proprietà esclusiva, rientrerà nella sfera di disponibilità esclusiva del coniuge proprietario.

  5. Il mantenimento e gli alimenti

    Qualora uno dei due coniugi non abbia adeguati redditi propri e la separazione non sia a lui addebitabile, il giudice può stabilire che l’altro coniuge gli corrisponda un assegno di mantenimento. L’assegno è determinato in base ai criteri previsti dalla legge e rielaborati dalla giurisprudenza. In linea di massima esso deve garantire a chi lo riceve di godere dello stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, sempre che il coniuge obbligato abbia effettivamente la capacità economica di versarlo. Il mantenimento è di regola corrisposto con un assegno mensile. In caso di inadempimento potrà essere disposto il sequestro di parte dei beni dell’obbligato, oppure potrà essere ordinato a terzi debitori del coniuge obbligato (es. datore di lavoro) il versamento della somma dovuta direttamente al beneficiario dell’assegno. Il provvedimento con cui il Giudice dispone la corresponsione dell’assegno di mantenimento può in ogni tempo essere modificato o revocato qualora vi siano giustificati motivi o intervengano fatti nuovi. Il coniuge a cui è addebitata la separazione non ha diritto al mantenimento. Tuttavia, egli potrebbe avere comunque diritto agli alimenti qualora lo stesso versi in uno stato di particolare bisogno.

  6. La modifica delle condizioni di separazione

    Le condizioni di separazione possono essere modificate in ogni tempo, qualora intervengano nuove circostanze di fatto e di diritto, sia nel caso di separazione giudiziale che consensuale. I provvedimenti del Giudice in sede di separazione, infatti, valgono “res sic stantibus”. Esse non hanno carattere decisorio bensì per loro natura sono sempre modificabili. È possibile modificare le statuizioni relative all’assegno di mantenimento, quelle relative alla prole ed alla casa familiare. Di frequente la modificazione è giustificata dal fatto che uno dei due coniugi ha raggiunto una maggiore stabilità economica o un notevole incremento di reddito rispetto a quello goduto durante il matrimonio. I provvedimenti relativi ai figli possono essere sempre rivisitati qualora ciò corrisponda al superiore interesse della prole. La modifica del provvedimento adottato in sede di separazione può avvenire giudizialmente con ricorso (anche congiunto) ex art. 710 c.p.c. , oppure concordemente tra i coniugi (es. mediante accordo stragiudiziale)





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